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Connettività e sicurezza stradale: la tecnologia Car2X Volkswagen

28 Aprile 2020 / 5377 / Elettrico

Di serie sulla nuova Golf, l’innovativa tecnologia Car2X è stata riconosciuta come una vera e propria pietra miliare dal punto di vista tecnico, come l’ABS e gli airbag: aiuta a prevenire incidenti connettendo i veicoli fra loro e con le infrastrutture stradali.

Nella guida di tutti i giorni ci sono situazioni molto difficili da gestire, come decidere che cosa fare se sopraggiunge un’ambulanza di cui non si capisce la provenienza e non si vedono i lampeggianti. Fermarsi, provare ad accostare o accelerare per lasciare spazio? Oppure, come comportarsi in presenza di un veicolo in panne sulla carreggiata? In questi casi la decisione è demandata all’istinto e al buon senso del conducente, ma la nuova Volkswagen Golf può offrire una soluzione migliore: “La tecnologia Car2X è di serie e supporta i conducenti in situazioni come queste” spiega l’esperto di sicurezza Thomas Biehle.

Grazie alla funzione Traffic Hazard, l’auto avverte automaticamente il conducente se una situazione critica si verifica nel raggio d’azione del sistema. Nel primo dei casi presi ad esempio, il messaggio d’allerta “Veicolo di emergenza” compare sul Digital Cockpit accompagnato da un segnale acustico, mentre una freccia indica da che direzione sta arrivando il veicolo e la sua distanza approssimativa. Così chi è al volante ha più tempo per prendere la giusta decisione.

Come funziona il Wi-Fi p

La Volkswagen Golf è la prima auto in Europa a offrire di serie la tecnologia Car2X “basata sullo standard wireless Wi-Fi p, particolarmente adatto per la comunicazione locale tra veicoli, che opera senza utilizzare la rete dei telefoni cellulari. Può funzionare in tutta Europa e nel raggio d’azione del sistema fornisce una copertura totale” specifica Biehle.

I veicoli equipaggiati con l’hardware necessario scambiano in modo diretto informazioni e dati sulla propria posizione utilizzando il Wi-Fi p, che copre un raggio fino a 800 metri in pochi millisecondi. I dati non vengono registrati e la privacy è garantita.

I test indipendenti

Il Car2X di Volkswagen è stato elogiato da esperti di sicurezza indipendenti. L’ADAC (Allgemeine Deutsche Automobil-Club, l’Automobile Club tedesco) lo ha messo alla prova in Baviera, a Penzing, testando la nuova Golf in otto tipiche situazioni di rischio, in cui il conducente non avrebbe potuto reagire in modo corretto o avrebbe potuto farlo troppo tardi.

Un esempio pratico: un’auto in panne al lato della strada, appena dietro a una curva. Grazie al Car2X, la nuova Golf ha avvisato il guidatore del potenziale impatto con 11 secondi di anticipo, mentre procedeva a 100 km/h e si trovava a 300 metri dal veicolo fermo. I test sono stati completati con successo e in tutti gli scenari l’auto ha avvisato il conducente in tempo utile.

Una pietra miliare per la sicurezza

Per questo l’ADAC ha definito il Car2X “una pietra miliare nelle tecnologie per la sicurezza”, al pari di ABS e airbag. L’Euro NCAP ha confermato le impressioni, tanto da premiare la funzione Traffic Hazard alert con l’Advanced Award, un riconoscimento dedicato ai migliori sistemi di sicurezza che i costruttori introducono spontaneamente sulle auto. Volkswagen lo ha ricevuto in totale cinque volte, e la Golf ha già ottenuto le 5 stelle nel crash test Euro NCAP che è stato effettuato alla fine del 2019. Inoltre, l’ente europeo indipendente per la sicurezza stradale intende inserire la tecnologia Car2X all’interno del protocollo di valutazione nel prossimo futuro.

Fuori e dentro la città

Per il momento la tecnologia Car2X della nuova Golf si attiva a partire dagli 80 km/h (limite di funzionamento del City Emergency Braking) ed è stata pensata per le strade extra-urbane e quelle a due carreggiate. Volkswagen sta già lavorando alle evoluzioni del sistema: “Nella prossima fase di sviluppo, il Car2X aumenterà la sicurezza in città per tutti gli utenti della strada. Stiamo lavorando su due degli incroci più grandi di Wolfsburg, dove sono stati installati dei sensori permanenti in grado di registrare la posizione di pedoni e ciclisti con una precisione di centimetri e millisecondi, così da poter avvertire i guidatori in caso di situazioni critiche” racconta Biehle.

I benefici sul traffico

Il Car2X può portare dei benefici anche nella gestione del flusso del traffico. “Se le auto sono in comunicazione con i semafori attraverso il Wi-Fi p, i conducenti possono adattare la loro velocità per scorrere attraverso gli incroci. A Wolfsburg è già stato attivato un progetto del genere e presto ne verrà lanciato un altro a Braunschweig” aggiunge Biehle. Un ulteriore possibile utilizzo della tecnologia Car2X è quello che riguarda i convogli di camion, il cosiddetto “platooning” in cui un solo veicolo fa da guida per tutti gli altri. In questo caso aumenterebbero sia la sicurezza che l’efficienza.

Sviluppo intelligente

Il sistema sviluppato da Volkswagen sfrutta il principio dell’intelligenza dello sciame, tipico del Wi-Fi p: la sua forza cresce con l’aumentare del numero di partecipanti. Anche per questo Volkswagen sta lanciando il Car2X su vasta scala e dopo la Golf toccherà a molti altri modelli.

Volkswagen ID.3: la genesi e le sfide del design

28 Aprile 2020 / 5377 / Elettrico

Che cosa vuol dire disegnare e progettare un’auto elettrica partendo da zero, affrontando sfide inedite? Ecco le esperienze di due esperti che hanno lavorato allo sviluppo della ID.3.

La piattaforma MEB ha concesso possibilità inesplorate a progettisti e designer nello sviluppo della Volkswagen ID.3. Nonostante i tempi scanditi dalla pianificazione siano stati molto serrati, ognuno ha potuto esprimere la propria creatività, partendo da un foglio bianco e spiegando le proprie idee. Pensieri a volte molto intensi e discordanti, che insieme alla libertà di intervenire su ogni singolo dettaglio hanno prodotto un risultato realmente originale.

Siamo riusciti a creare un design puro, con proporzioni uniche” racconta Marco Pavone, Responsabile del Design degli esterni Volkswagen. “Abbiamo dovuto costruire un modello in Ureol per il controllo dei dati e due Design Experience Vehicles (DEV) per anticipare l’auto al reparto Vendite. Non è stato semplice, ci sono stati confronti continui con i colleghi del Design e, appunto, quelli delle Vendite. Alla fine abbiamo ottenuto un ottimo risultato” prosegue Peter Krause, del team che si occupa della produzione di veicoli speciali.

Un passo in avanti

La Volkswagen ID.3 ha le potenzialità per scrivere una pagina importante nella storia della mobilità elettrica, e ha l’obiettivo di renderla alla portata di tutti. Marco Pavone se ne è reso conto quando l’ha vista per la prima volta nella sua interezza, nel suo studio: “Ha un carattere forte, quasi come fosse una scultura, con delle linee molto essenziali. Spero che per la maggior parte dei clienti sarà amore a prima vista“.

La mobilità sostenibile è un argomento molto razionale, per questo è ancora più importante che l’auto sia in grado di emozionare, soprattutto in un periodo di cambiamenti così radicali.

Marco Pavone, Responsabile del Design degli esterni Volkswagen

Come un open space

Proprio essere riusciti a realizzare un’auto elettrica tecnologica, attraente e a un prezzo accessibile è per Krause uno degli aspetti fondamentali del progetto: “La connettività totale, lo spazio a bordo e i display ampi erano tutte novità da gestire e, in parte, da integrare con strutture già esistenti. Il compito più complicato, per noi, ma siamo più che soddisfatti del nostro lavoro”.

Indubbiamente l’abitabilità è un tema centrale per la Volkswagen ID.3, che diversamente dal solito è stata progettata partendo dall’interno e non dall’esterno, con un’architettura “open space”: l’abitacolo è decisamente spazioso, paragonabile a quello di auto con motore termico di segmento superiore.

Ed è un approccio che, pur non rendendo visibile a bordo dell’auto la tecnologia utilizzata, consente di migliorare significativamente l’economia degli spazi. La completa connettività, un ambiente accogliente, display di grandi dimensioni e la facilità d’uso sono un must, e conciliare queste “nuove” esigenze con strutture comprovate è stata una sfida che ha richiesto pensiero, processi e tecnologie innovativi.

Le sfide da vincere

La progettazione della ID.3 ha creato molte sfide per i designer, che volevano assicurarsi che il nuovo modello non avesse l’aspetto di una vettura a combustione. Il risultato è evidente: le ruote di grande diametro, il passo lungo e gli sbalzi molto ridotti la rendono inconfondibile, insieme alla grande disponibilità di spazio all’interno dell’abitacolo.

Abbiamo creato qualcosa di diverso dalle auto tradizionali, sin dal primo sguardo” spiega Pavone. Un processo molto complesso, che ha richiesto la collaborazione di diversi reparti, con la necessità di considerare tutte le esigenze dei vari team. Il modello è stato adattato lungo i diversi cicli di revisione, fino a raggiungere la forma definitiva. “La sfida si è conclusa solo quando Klaus Bischoff (Responsabile del Design Volkswagen) ha effettuato personalmente l’ispezione finale e ha dato la sua approvazione” ricorda Krause.

Peter Krause, del team Produzione di Veicoli Speciali

Scrivere la storia

Il processo di sviluppo della ID.3 è stato diverso da tutti gli altri, perché oltre a creare un nuovo modello bisognava anche esprimere una visione. “Lavoro in Volkswagen da più di 20 anni, ma per la prima volta ho avuto l’opportunità di inaugurare una nuova era e di far parte della storia dell’azienda. La sensazione di disegnare un’auto che i clienti vedranno per la prima volta con occhi diversi è indescrivibile” racconta Pavone, a cui si unisce Krause sottolineando l’impegno di tutti i colleghi. “Durante le varie fasi del progetto abbiamo capito che potevamo davvero contare l’uno sull’altro. Abbiamo fatto grandi sforzi ma eravamo motivati a creare qualcosa di eccezionale. Tutti hanno dato il massimo, non ci siamo mai accontentati“.

Punti di orgoglio

In ogni progetto ci sono momenti più difficili di altri, in cui è necessario aumentare gli sforzi per raggiungere il risultato voluto e che vale la pena ricordare. “Sono particolarmente orgoglioso dei due display che caratterizzano l’abitacolo e del volante, che ha un design stravagante ma completamente ergonomico e funzionale” conclude Pavone.

Vado molto fiero di come siamo riusciti a mettere insieme il lavoro manuale sul modello e quello delle simulazioni digitali al computer. In questo modo siamo stati veloci e precisi” chiosa Krause.

Smart city: la città che “pensa” al benessere dei propri abitanti

27 Marzo 2020 / 5425 / Elettrico

Inquinamento, sovrappopolazione, scarsità di risorse: il futuro dei centri urbani sembra piuttosto complicato. La soluzione? Convertire le caotiche metropoli in evolute smart city – città intelligenti, sostenibili e a misura d’uomo. Utopia o realtà possibile?

Il concetto di “smart city” sta acquistando sempre maggior rilievo nel dibattito pubblico. Sono molti i progetti e gli esperimenti, più o meno arditi, che puntano a ridisegnare il volto delle città, introducendo soluzioni e strumenti hi-tech, per arginare le criticità e contribuire a una migliore qualità della vita. Uno scenario piuttosto complesso, che proviamo a esplorare.

Cosa si intende per “città intelligente”? Quali sono le sue caratteristiche e, soprattutto, i vantaggi per chi ci abita? Ecco alcuni esempi di smart city in Italia e nel mondo: modelli a cui ispirarsi per ripensare le nostre città in un’ottica di sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Molto più di una semplice città digitale

L’espressione “smart city” nasce negli anni ’90 e per molto tempo viene utilizzata come sinonimo di digital city: fondamentalmente, un centro urbano che utilizza la tecnologia digitale per consentire ai cittadini di partecipare alle cosiddette reti civiche e di usufruire di informazioni e servizi erogati dall’Amministrazione. Nell’ultimo decennio l’aggettivo smart si è invece caricato di molteplici significati, tutti orientati a considerare l’uomo come motore e destinatario del processo di innovazione – un processo in grado di apportare enormi benefici in termini di sostenibilità, integrazione e qualità della vita.

La smart city di oggi, nella definizione dell’Osservatorio Nazionale Smart City, è un sistema urbano integrato, capace di adattarsi ai bisogni degli utenti, che si serve degli strumenti ITC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) per supportare la gestione e l’erogazione dei servizi pubblici, utilizzando informazioni provenienti dai vari ambiti in tempo reale per una maggiore efficienza.

Caratteristiche, soluzioni e strumenti applicativi
Secondo la Commissione europea, per essere considerata smart una città deve sfruttare le nuove tecnologie per utilizzare al meglio le risorse e ridurre le emissioni, ma non solo. Deve sviluppare reti di trasporto urbano sostenibili, sistemi di approvvigionamento idrico e smaltimento dei rifiuti efficaci, soluzioni per l’illuminazione e il riscaldamento più efficienti. Deve avere un’amministrazione cittadina interattiva, spazi pubblici più sicuri ed essere in grado di soddisfare le necessità di una popolazione che invecchia (si stima che, entro il 2050, gli over 60 nel mondo saranno più del 22%).

Per garantire uno sviluppo sostenibile, inoltre, la città intelligente deve creare un’economia circolare , ossia autorigenerante, “un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile”.

Nel 2019 l’ENEA ha sviluppato un modello di città del futuro basato su “risparmio energetico e idrico, sicurezza, salute e comfort abitativo delle persone, economia circolare e monitoraggio ambientale”, ma anche “governance e partecipazione alla vita collettiva”. Tra le soluzioni proposte figurano:

– smart home, sensori non invasivi in grado di monitorare il consumo energetico, segnalare eventuali effrazioni, controllare lo stato di comfort e di salute delle persone;

– smart building, edifici dotati di impianti fotovoltaici e sistemi avanzati per la gestione di flussi energetici;

– smart street, dispositivi intelligenti per monitorare i flussi di traffico, la disponibilità di parcheggi, i livelli di inquinamento acustico e la qualità dell’aria;

– piattaforme per la valutazione dei consumi negli edifici pubblici;

– Social Urban Network per lo sviluppo di smart community, volte a favorire la partecipazione attiva deicittadini e promuovere comportamenti responsabili e sostenibili.

Esempi di smart city nel mondo
Nella seconda edizione dello studio Smart City Strategy Index, la società di consulenza strategica Roland Berger individua Vienna come città più smart al mondo, grazie a un strategia integrata che prevede soluzioni innovative per la mobilità, l’ambiente, l’istruzione, l’assistenza sanitaria e la pubblica amministrazione. Seguono, a breve distanza, Londra e la cittadina canadese St. Albert.

Dotata di 10 atenei, 5 politecnici e 5 università private, Vienna è una vera e propria “città della conoscenza”. Il nuovo Campus universitario della Facoltà di Economia, ad esempio, è progettato seguendo i principi della bioarchitettura e comprende 55.000 m² di superfici non edificate, liberamente accessibili. Inoltre, la rete di trasporti pubblici è tra le più efficienti al mondo: la capitale austriaca dispone di cinque linee della metropolitana, 29 linee del tram, 127 linee di autobus, oltre 1.379 km di piste ciclabili e un efficace sistema di car sharing.

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Altro esempio virtuoso è Londra, che nel 2018 ha avviato il piano “Smarter London together”: un programma di innovazione, ricerca e sviluppo basato sulla promozione dell’economia digitale, che punta sulla crescita delle competenze dei professionisti e delle abilità digitali dei cittadini. Grazie all’utilizzo del 5G, il progetto si propone di integrare le reti di sensori per la qualità dell’aria, creare nuovi punti di accesso per il WiFi pubblico e stazioni di ricarica per i veicoli elettrici.

Nel rapporto Smart Cities Understanding the Challenges, tra le città più “intelligenti” è citata anche Barcellona, che ha avuto il merito di adottare soluzioni innovative per il risparmio energetico, la connettività e la mobilità urbana. L’innovazione tecnologica ha permesso di creare nuovi posti di lavoro, di ottenere un notevole risparmio per la gestione idrica e di implementare un nuovo, efficiente sistema per la gestione dei parcheggi. Non a caso, la metropoli spagnola rientra fra le città europee con cui il Gruppo Volkswagen collabora da tempo per dar forma a una mobilità urbana davvero sostenibile.

Milano: la città più smart d’Italia
Secondo ICity Rank , la classifica annuale elaborata da FORUM PA, sul gradino più alto del podio delle città più smart d’Italia figura Milano, seguita da Firenze e Bologna. Lo studio misura l’evoluzione delle nostre città in termini di innovazione, sostenibilità e vivibilità, basando la classifica su 6 indicatori:

– solidità economica: capacità dei centri urbani di affrontare e gestire le trasformazioni produttive, creando opportunità di impiego e innovazioni nel sistema produttivo;

– mobilità sostenibile: capacità di ripensare la mobilità urbana attraverso forme di trasporto ecocompatibili;

– tutela ambientale: impiego di soluzioni per garantire la difesa del suolo, la qualità dell’aria, la tutela e l’ampliamento di aree verdi, il risparmio energetico, una corretta gestione dei rifiuti e delle risorse idriche;

– qualità sociale: capacità di migliorare la vivibilità, attraverso l’implementazione dei servizi pubblici, delle attività culturali e dei flussi turistici;

– capacità di governo: misura il grado di partecipazione dei cittadini, l’innovazione digitale nella PA, le condizioni di sicurezza e legalità;

– trasformazione digitale: capacità di impiegare le nuove tecnologie e di servirsi di soluzioni innovative.

Milano si distingue quindi per solidità economica, mobilità sostenibile, qualità sociale e trasformazione digitale. Nel capoluogo lombardo risiede un quinto delle start up innovative, si registra una più ampia diffusione dell’imprenditorialità e un maggiore consolidamento produttivo. La città guida la graduatoria anche per offerta nel trasporto pubblico locale e diffusione del car sharing (24,3 vetture ogni 10.000 abitanti).

Bologna è prima in classifica per capacità di governo, seconda per trasformazione digitale e solidità economica, terza per tutela ambientale e sesta nel campo della mobilità sostenibile. Eccelle nella manutenzione delle infrastrutture: tra il 2014 e il 2019, la città ha preso in carico 2.700 segnalazioni, svolgendo 1.900 azioni di pronto intervento.

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Prospettive per il futuro dell’Italia
Nel dicembre scorso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) hanno siglato un accordo quadro, volto a promuovere la sinergia fra le due istituzioni, creando occasioni di confronto, di sviluppo e approfondimento relativamente a tematiche di ricerca di particolare rilievo per lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie di conoscenza della città, di progettazione e di pianificazione urbanistica.

Il documento d’intesa è la naturale conseguenza del progetto strategico Urban Intelligence, presentato nel Piano Triennale di attività 2018-2020 del CNR, il quale si propone di “ampliare il concetto di Smart City con la costruzione di Gemelli Digitali”, ovvero copie virtuali degli agglomerati urbani, in grado di prevederne le evoluzioni e testare l’efficacia di soluzioni innovative.

Sul fronte della mobilità, l’Italia guarda con favore ai trend internazionali e alle nuove logiche adottate oltreconfine: veicoli a zero emissioni sostituiranno quelli a combustibile fossile, le auto a guida autonoma trasformeranno gli spostamenti in tempo libero, l’uso avanzato dei dati cambierà il modo in cui i servizi di mobilità saranno pensati, programmati e offerti ai clienti.

Un piano per l’e-mobility in Europa targato Volkswagen

28 Febbraio 2020 / 5402 / Elettrico

Un progetto comune a tutti i Paesi dell’Unione Europea per lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica e per accelerare l’abbandono del carbone come fonte energetica. È questa la necessità espressa da Herbert Diess, CEO del Gruppo Volkswagen.

Lo sviluppo di una mobilità elettrica sostenibile in Europa non dipende solo dalla disponibilità di automobili sempre più efficienti, economiche e con maggiore autonomia, ma anche dall’accessibilità delle infrastrutture di ricarica.

Per questo il CEO del Gruppo VolkswagenHerbert Diess, pone l’accento sulla necessità di un’accelerazione nello sviluppo di un’infrastruttura dedicata ai veicoli elettrici in tutta Europa. “C’è bisogno di un piano europeo per la mobilità elettrica” ha recentemente affermato Diess durante un evento a Bruxelles.

Il ruolo dell’Unione Europea

All’Unione Europea spetta il compito di definire un piano di espansione congiunto per ogni stato membro e di supportare tutte quelle nazioni che si preparano a fronteggiare i processi di cambiamento più radicali. Solo se ci saranno sufficienti punti di ricarica le auto elettriche potranno avere un ruolo significativo nel mercato.

Paesi Bassi, per esempio, sono molto avanti in questo processo, mentre la Germania si trova ancora a metà strada, come del resto la maggior Parte dei Paesi Europei. “Nei Paesi Bassi ci sono almeno venti punti di ricarica ogni cento chilometri” ha spiegato Diess. ”In Germania questo rapporto scende a tre. L’obiettivo di avere un milione di stazioni è facilmente raggiungibile, non stiamo parlando di andare sulla Luna”.

Ridurre la CO₂

Sempre secondo Diess, il Green Deal annunciato dal Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che prevede investimenti per mille miliardi di Euro, è ambizioso. E rende ancora più importante fare subito passi concreti per rendere tutta la flotta del Gruppo Volkswagen neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.

È necessario fissare un valore economico per la CO₂ ben definito e uguale in ogni settore, un valore che possa motivare l’industria e in consumatori a comportarsi meglio, per ridurre la carbon footprint in maniera più drastica. Dobbiamo essere più coraggiosi” ha sottolineato Diess.

Abbandonare il carbone

La produzione di energia elettrica attraverso il carbone è ovviamente un aspetto da tenere in considerazione, secondo Diess è il problema principale, in Germania e nell’Europa Orientale. “Sette dei dieci impianti che emettono più CO₂ in Europa sono centrali a carbone tedesche” ha ricordato Diess. “Fino a oggi l’Unione Europea si è occupata dell’elettricità come se fosse un mosaico di realtà nazionali. Questo deve cambiare”.

Diess ha poi concluso il suo intervento affermando: “C’è bisogno di un piano europeo per liberarci dal carbone, con delle scadenze precise e vincolanti per ogni Stato membro, altrimenti non avremo alcuna possibilità di raggiungere i nostri obiettivi a tutela del clima. L’energia con cui alimentiamo le auto elettriche deve essere prodotta senza emissioni di CO₂”.

La visione del Gruppo Volkswagen

In questo scenario, Diess ha ribadito che il Gruppo Volkswagen intende portare le emissioni di CO₂ della propria flotta di veicoli a zero entro il 2050, riducendole già del 30% entro il 2025; nei prossimi anni il Gruppo investirà circa 33 miliardi di Euro nella mobilità elettrica.

In ogni caso, il passaggio all’e-mobility sarà complicato se la fornitura di energia continuerà a essere basata principalmente su impianti a carbone – in questo caso, infatti, non sarebbe possibile tagliare in maniera significativa le emissioni di anidride carbonica.

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